Parigi e il cinema!

Andare al cinema, a Parigi, è un po’ l’equivalente della nostra domenica allo stadio. È un rito, un momento di aggregazione, di svago, di scambio. Sale piccole, grandi, enormi, schermi rotondi, acustica mozzafiato, poltrone di velluto, film in 3d, in IMAX… insomma, a ogni voglia c’è la risposta nelle 431 sale cinematografiche parigine.
A Parigi si va al cinema in coppia, tra amici o semplicemente da soli. Si va la sera, al pomeriggio, alla pausa pranzo, al mattino. Trascorrervi una domenica mattina è uno dei piaceri degli amatori doc. Poi si discute di cinema, magari di fronte un buon bicchiere di Petit Chablis nel caffè di fronte.
A Parigi, il cinema, ha una storia lunga.
Se si deve all’americano Edison l’invenzione del “kinetoscopio” (1888), grande cassa in cui, attraverso una lente, e uno alla volta, si poteva osservare il “film” che si srotolava girando una manovella, furono i celebri fratelli francesi Auguste e Louis Lumière a inventare l’esperienza cinematografica come la intendiamo oggi.
Dopo aver messo a punto il loro “cinematografo”, Il 28 dicembre 1895 nel Salon Indien du Grand Café dell’Hotel Scribe (hotel ancora oggi esistente nella zona dell’ Opéra), i due fratelli organizzarono la prima diffusione pubblica cinematografica della storia. Per 1 franco i fortunati trentatré spettatori, diciamo dei coraggiosi!, assistettero a 10 brevi film. Nelle serate che seguirono, il Caffè fu preso d’assalto e una nuova epopea ebbe inizio.
A Parigi vengono girati in media 950 film all’anno, quasi 7000 ore di film. La città si è organizzata: un listino prezzi è conosciuto (ufficialmente od officiosamente) per “noleggiare” i diversi luoghi della capitale.
Ai suoi abitanti non resta che sognare, camminando per la strada, di diventare l’eroe o l’eroina di un nuovo film!

Sapevate che il Museo des Arts et Métiers conserva il cinematografo dei fratelli Lumière?

Info sull'autore dell' articolo Simone Prosperi

Una passione fortissima per la pallacanestro, un campo perfetto dove poter esprimere tutto se stesso… e poter correre per la vittoria.
Dissero di lui: “Simone! Un ragazzo caparbio, un bel mancino!”
Ha capito tante cose da quel giorno e ha continuato il suo cammino come se l’essere mancino fosse una vera qualità, quella marcia in più per riuscire, per scoprire il mondo.

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