Gli Speakeasy

Nati negli anni ’20 negli Stati Uniti , gli Speakeasy erano dei locali dove si praticava illegalmente la vendita e la produzione di sostanze alcoliche. Gestiti da  membri della criminalità organizzata ben presto diventarono abitazioni e uffici dai gangsters più famosi e stravaganti.Il proibizionismo aveva diffuso questi bar arricchendoli di un fascino particolare: gioielli, vestiti di seta, pistole, belle donne, fumo e alcool erano l’insegna di una vita spericolata e ai margini del rischio.

Oggi, nell’era del tutto è possibile e raggiungibile, gli Speakeasy tornano in auge proprio per quel senso di segreto e di nascosto che incuriosisce e rende la normalità più intrigante.

A Parigi da visitare è Le Moonshiner (5 rue Sedain, nella zona della Bastiglia) dove attraversando la cella frigorifera della Pizzeria Da Vito si entra in un bar dove poter degustare ben 80 varietà di whisky in un ambiente arredato in perfetto stile anni ’30 con tanto di cassaforte e una musica jazz proveniente dal grammofono d’epoca.

Poi Il Ballroom (58 rue Jean-Jacques Rousseau, zona Les Halles) sito nei sotterranei del ristorante Beef club, è un altro bar da visitare sia perché ogni sera è possibile assistere a delle jam sessions di jazz degustando il famoso cocktail Le concombre fumant a base di liquore Chartreuse Verde, bianco d’uovo, cetriolo e sciroppo alla paprika.

E ancora Le Perchoir (14 Rue Crespin du Gast), Le Glass (7 Rue Frochot) e Candelaria (52 rue de Saintonge), nelle classifiche mondiali ed europee dei migliori bar, dove l’ambiente ha un sapore messicano: di giorno infatti , sforna tacos e guacamole mentre di notte si trasforma in un locale proibito che vi affascinerà con la sua collezione di tequila invecchiate.

Allora non vi resta che scoprirli. Sarà un meraviglioso viaggio negli anni ’20 ricco di mistero, buona musica e tanto alcol!

Info sull'autore dell' articolo Simone Prosperi

Una passione fortissima per la pallacanestro, un campo perfetto dove poter esprimere tutto se stesso… e poter correre per la vittoria.
Dissero di lui: “Simone! Un ragazzo caparbio, un bel mancino!”
Ha capito tante cose da quel giorno e ha continuato il suo cammino come se l’essere mancino fosse una vera qualità, quella marcia in più per riuscire, per scoprire il mondo.

Leave a Comment

Your email address will not be published. All fields are required.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.