Gli Impressionisti in Normandia

Al Museo Jacquemart-André è attualmente all’affiche la mostra “L’atelier en plein air : les impressionnistes en Normandie”.

L’esposizione è un’ottima occasione per poter ammirare quadri, altrimenti poco visibili, provenienti sostanzialmente da collezioni private o musei americani, ma anche da musei della stessa Normandia.

Questa mostra vuole sottolineare la tendenza attuale di anticipare l’inizio dell’avventura, che prenderà poi il nome di “Impressionismo”, al 1820 e non più alla famosa data del 1863, anno del Salon des Refusés, in cui un piccolo ma nutrito gruppo di “sovversivi” furono rifiutati dal Salon accademico e che, qualche anno dopo, daranno vita al primo “Salon des Impressionnistes” (1874).

Nella pittura inglese di paesaggio si vedrebbero infatti le primizie di quello che diventerà un meraviglioso e ricchissimo movimento più propriamente francese. Turner, Bonington e Cotman furono alcuni dei grandi maestri inglesi che scoprirono per primi i cieli mutevoli e le onde cangianti della Normandia. E i francesi, durante il loro viaggio di formazione a Londra (preferito in questo inizio di XIX secolo al tradizionale viaggio in Italia), riscoprirono attraverso la tavolozza degli inglesi quei paesaggi profondamente normanni.

Per quale motivo i futuri “Impressionisti” scelsero proprio la Normandia? Questa regione dai paesaggi immutati dal tempo, ma mutevoli per le condizioni climatiche, fu una delle prime destinazioni delle nuove linee ferroviarie. La tratta Parigi – Rouen – Le Havre, ad esempio, è databile al 1840-1847. La Normandia era quindi facilmente raggiungibile per i primi vacanzieri (sono gli anni in cui comincia la pratica della villeggiatura balneare in senso moderno) e molti pittori vi trovarono grandissima ispirazione per le proprie tele. Monet, Pissarro, Morisot, Boudin, Jongkind, Renoir, Caillebotte, solo per citarne alcuni, cominciarono a risiedere regolarmente a Dieppe, Saint-Siméon, Rouen, Le Havre, Etretat, Honfleur. Le vedute portuali o paesaggistiche permettevano loro di esercitare una pittura veloce, volta a fissare sulla tela gli aspetti mutevoli della realtà e della natura. L’acqua, il cielo e il vento presero con gli Impressionisti nuova “allure”. Le tele dipinte all’aria aperta erano successivamente ritoccate in atelier.

L’esposizione presenta un gran numero di tele di Monet, forse il più normanno di tutti poiché a Giverny comprò una villetta, dove visse per 43 anni. Lì vi fece il suo “più grande capolavoro: il suo giardino” (ipse dixit). La mostra chiude proprio con una tela dell’impareggiabile maestro, un’inquadratura stretta sul suo giardino e sul ponte giapponese che lo decora. È un’opera tardiva, potente, dove un’esplosione di colore di pittura densa e impastata catapulta lo spettatore in un mondo già quasi astratto.

Da non lasciarsela sfuggire (anche per ammirare lo splendido palazzo dei coniugi Jacquemart-André e la loro eccellente collezione di opere d’arte).

Mostra visibile al museo Jacquemart-André fino al 25 luglio 2016.


Info sull'autore dell' articolo Liliana Prosperi

Il mio profondo interesse per la città di Parigi nasce dall’amore per tutte le città d’arte ed in particolar modo per quelle che con l’arte mantengono un rapporto costante e prolifico.

Cerco di tenermi costantemente aggiornata sugli eventi e le novità spaziando da quelle strettamente artistiche a quelle musicali, dall’arredamento alla culinaria e tanto altro ancora.
La curiosità è il principio da cui nascono i miei articoli che spero trasmettano, a voi leggendoli, il piacere della scoperta.

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