Cosa Vedere al Centro Pompidou (2)

Cosa vedere al Centro Pompidou?

Parigirando offre una breve  selezione dei capolavori da ammirare al Centre Pompidou:

“La camicetta rumena” di Henry Matisse, 1940

Matisse ha lavorato a questa tela per sei mesi, dal 5 ottobre 1939 al 9 aprile 1940.

Ma l’origine è più antica. Matisse aveva visto dei magnifici disegni a penna pubblicati sul “Cahier de l’art” di una modella che indossava una camicia ricamata a a larghe maniche.

Dal 1935 Matisse ha fatto fotografare la stessa modella in posa, Micheline Payot, più volte, a testimonianza della lunga elaborazione di questa tela e a dimostrazione che la “semplicità” finale alla quale si perveniva fosse frutto di un difficile lavoro di eliminazione. Dipinto suggestivo ed interessante per comprendere l’evoluzione di Matisse, dal forte colorismo dei “Fauves” all’essenzialità sintetica.

La camicetta rumena , Henri Matisse (1940)
La camicetta rumena , Henri Matisse (1940)

“Le Nozze”, Marc Chagall (1910)

Il tema delle nozze, sempre caro al pittore di origini russe, è rappresentato in questa tela che vede protagonisti due sposi che danzano il loro amore al di sopra di un gallo, simbolo del canto del mattino e di un nuovo giorno.
Il bambino accanto alla coppia rappresenta l’unione futura che si concretizzerà nella semplice vita quotidiana (il villaggio e la capanna sullo sfondo), sotto un sole fiammeggiante che emana calore e allontana l’oscurità sulla destra del dipinto, mentre un violino (altro elemento sempre presente nella produzione del pittore) esprime la sinfonia della vita basata sul dono reciproco.

“Le Nozze”, Marc Chagall (1910)
“Le Nozze”, Marc Chagall (1910)

“Fontana”, Marcel Duchamp (1917)

Questo “ready-made” rappresenta il momento apicale della provocazione dell’artista, presentato in incognito e con falso pseudonimo (“R. Mutt”) alla mostra della Society of Independent Artists del 1917.

Incompreso e criticato, Duchamp difese le posizioni dell’ “ignoto artista”, asserendo che avesse scelto un oggetto quotidiano, lo avesse estrapolato dal suo contesto e gli avesse dato un nuovo significato all’interno dell’esposizione, un nuovo modo di pensarlo.

Estremamente irridente al mondo dell’arte convenzionale, quest’opera segna un punto di non ritorno che procurerà una forte rottura con il passato: l’arte non sarà mai più la stessa. E’ l’inizio di un nuovo movimento di avanguardia: l’era del Dadaismo.

“Fontana”, Marcel Duchamp (1917)
“Fontana”, Marcel Duchamp (1917)

“Primo acquerello astratto”, Vassilij Kandinsky (1910)

Si tratta di una delle opere più famose dell’artista, fondatore del movimento d’avanguardia espressionista tedesco “Der Blaue Reiter”.

Totalmente astratto, questo acquerello manca di una qualsiasi spazialità ed è composto unicamente da forme e linee non riconoscibili in natura.

Ma la chiave di lettura si trova nella poetica del pittore: il quadro è comprensibile associando le immagini alla sola capacità di suscitare una sensazione interiore, al pari della musica (da qui la sua famosa serie di tele numerate e denominate “Composizione”).

Si tratta di un inedito approccio che sconvolge i parametri di lettura dell’arte, che come disse il pittore Paul Klee, amico di Kandinsky e proselita del “Blaue Reiter”, “non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. Opera imperdibile per gli amanti delle Avanguardie e della pittura novecentesca.

“Primo acquerello astratto”, Vassilij Kandinsky (1910)
“Primo acquerello astratto”, Vassilij Kandinsky (1910)

• “Arlecchino – Ritratto di Jacinto Salvado” , Pablo Picasso (1923)

Il padre del Cubismo subì un’estrema fascinazione per la duplice ed enigmatica figura di Arlecchino, metà demiurgo creatore, metà diavolo distruttore.

L’artista, che aveva una vera e propria ossessione per le qualità magico-sacrali degli abiti, aveva l’abitudine di vestirsi con una maglietta a righe, trasfigurazione moderna dell’indumento a scacchi di Arlecchino.

Il ruolo di Arlecchino in quanto “maschera” tradizionale ha una fortissima carica simbolica per Picasso, manifestando l’equilibrio tra due forze opposte: il bene e il male, l’apollineo e il dionisiaco. Un dipinto cruciale e concettuale, assolutamente da non perdere.

Arlecchino – Ritratto di Jacinto Salvado , Pablo Picasso (1923)
Arlecchino – Ritratto di Jacinto Salvado , Pablo Picasso (1923)

Le nostre visite guidate al Museo d'Orsay

Tour “Museo d’Orsay”

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Info sull'autore dell' articolo Simone Prosperi

Una passione fortissima per la pallacanestro, un campo perfetto dove poter esprimere tutto se stesso… e poter correre per la vittoria.
Dissero di lui: “Simone! Un ragazzo caparbio, un bel mancino!”
Ha capito tante cose da quel giorno e ha continuato il suo cammino come se l’essere mancino fosse una vera qualità, quella marcia in più per riuscire, per scoprire il mondo.

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